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 Stefano Albanese
 Mostra personale

  Galleria Wünderkammer, Torino
  6-18 maggio 2002
È interamente incentrata sulla figura umana questa mostra con la quale Stefano Albanese si pone definitivamente all’attenzione del pubblico e della critica torinesi.
Lo studio anatomico, teso ad individuare fasci muscolari ed il complesso apparato di sostegno, insieme di ossa e cartilagini, diviene per il giovane artista il punto di partenza per una ricerca che, abbandonata la fisicità, si avvia verso la conoscenza interiore. Come Michelangelo liberava la forma dall’ammasso di pietra, così Albanese scorticando la figura umana, togliendole dapprima lo strato epidermico ed in un secondo momento quello muscolare, lascia fuoriuscire l’uomo in tutta la sua complessità di essere pensante. Non a caso egli ama definire i suoi personaggi “cenobiti”, termine colto che presuppone una vita isolata, dedicata allo studio e, soprattutto, alla meditazione.
E su cosa può meditare l’uomo scarnificato, ridotto all’osso, di Albanese, se non sulla sua condizione, sul significato dell’esistenza? È solo attraverso questa chiave di lettura che il Cranio radiografato (2002) assume la valenza di un urlo universale, che appartiene all’umanità intera, ma che, soffocato, non riesce ad emettere alcun suono. Torna, ancora una volta, l’idea del cenobita, che rinchiuso su se stesso non può far altro che meditare e trovare un senso alla sua condizione di Uomo.
Roma, 2 aprile 2002

Adelinda Allegretti
Rassegna stampa
Opere
Stefano Albanese
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Adelinda Allegretti: storico dell'Arte, giornalista, curator di eventi espositivi - CREDITS