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  Giorgione 1510-2010, Castelfranco Veneto (TV) - Museo Casa Giorgione
  13 marzo 2010
PARTENZA DA TORINO. 6 posti disponibili. Profondo innovatore della pittura veneta, questo poetico maestro che, nonostante la morte precocissima a poco più di trent’anni, influenzò fortemente l’opera di tanti altri pittori, resta -ancor oggi - un enigma, un mistero, un mito. Un enigma che ancora non placa gli animi della ricerca e che comunque affascina con la potenza lirica della sua arte e quel nuovo, assoluto equilibrio tra uomo e natura di cui fu capace nelle sue opere. I 500 anni dalla morte di Giorgio da Castelfranco detto Giorgione (Castelfranco Veneto 1477/78 – Venezia 1510) secondo le ricostruzioni più accreditate ricorreranno nel 2010 e Castelfranco Veneto, città che oltre ad aver dato i natali al grande artista conserva uno dei suoi più importanti capolavori (la famosa Pala di Castelfranco) e uno dei pochissimi affreschi attribuiti al grande artista (Il Fregio delle Arti Liberali e Meccaniche) mette in cantiere un progetto ambizioso ed articolato, curato da 4 grandi studiosi del Maestro - Enrico Maria Dal Pozzolo, Antonio Paolucci, Lionello Puppi ed Anna Maria Spiazzi. Proprio dal mistero e dall’alone di leggenda che circonda tutt’ora la figura di Giorgione, uomo ed artista, prende le mosse la mostra allestita presso il nuovo Museo, che grazie alle più recenti interpretazioni critiche mirerà a delineare l’ambiente ed i riferimenti culturali del pittore, tra la fine del Quattrocento ed il primo decennio del Cinquecento, a focalizzare l’attenzione sulla sua attività giovanile ed a suggerire un "sistema" attorno al quale si doveva muovere questo straordinario Maestro o che da lui stesso prese corso. L’opera di Giorgione infatti, definita da Berenson "limpido specchio del rinascimento alla sua altezza suprema" in un brevissimo giro d’anni determinò una svolta decisiva nel corso della pittura veneta, divenendo punto di riferimento per un’intera generazione di artisti. Il nuovo sentimento giorgionesco sarà un’eredità imprescindibile. In mostra dunque – accanto ai capolavori del Maestro di Castelfranco, eccezionalmente concessi, e ad alcune delle opere riferibili al primo periodo di attività, la cui paternità tuttavia ancora si dibatte – troveranno posto, in una straordinaria sinfonia che ci riconduce al fecondo ambiente veneziano di inizio Cinquecento, opere di Giovanni Bellini, Albrecht Dürer, Lorenzo Costa, Perugino, Cima da Conegliano, Palma il Vecchio, Vincenzo Catena fino ai due "eccellenti suoi creati" Sebastiano del Piombo e Tiziano. I maggiori musei italiani ed esteri stanno dunque contribuendo a celebrare nella sua città natale questo geniale artista: dall’Ermitage di San Pietroburgo agli Uffizi di Firenze, dalla National Gallery di Londra alla Galleria Borghese e Palazzo Venezia a Roma, dal Louvre di Parigi alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Al centro delle tematiche espositive anche la non più amovibile Pala di Castelfranco - che potrà essere ammirata nel Duomo della città - isolando, tra le tante possibili suggestioni, il tema dell’identificazione del santo guerriero: di volta in volta riconosciuto in San Giorgio, Liberale o Nicasio e che nel ‘600 si credeva ritraesse ora Giorgione, ora Raffaello, ora Gaston de Foix. Partenza alle ore 6 dalla GAM (c.so Galileo Ferraris). Rientro in serata. Max 15 partecipanti.


   INCA. Origine e misteri delle civiltà dell’oro, Brescia - Museo di Santa Giulia
  11 aprile 2010
PARTENZA DA TORINO. 6 posti disponibili. L’evento bresciano, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, presenta oltre 270 opere che consentiranno di ripercorrere l’intera storia delle civiltà dell’oro. I pezzi esposti provengono dai maggiori musei peruviani: il Museo Nacional de Arqueología, Antropología e Historia del Perú, il Museo Arqueológico Rafael Larco Herrera, il Museo “Oro del Perú”-“Armas del Mundo” - Fundación Miguel Mujica Gallo, il Museo Nacional Sicán, il Museo Arqueológico Nacional Brüning, il Museo Tumbas Reales de Sipán ed altri ancora. Si tratta del primo grande evento in Italia interamente dedicato alle civiltà dell’oro. In particolare, sono presentati oggetti in oro, terrecotte, sculture in pietra ed in legno. Le opere in oro, argento, bronzo e rame, oltre a rappresentare il più numeroso complesso di reperti in metalli preziosi mai esposto al mondo, consentono di scoprire quei tesori che abbagliarono i conquistadores e che per secoli hanno fatto del Perú il simbolo stesso della ricchezza. L’iniziativa è organizzata in stretta collaborazione col governo peruviano che ha concesso, per questo appuntamento, tesori finora mai esposti al di fuori dei confini nazionali e gode del sostegno delle istituzioni peruviane presenti in Italia. La mostra, articolata in dieci sezioni – Cronologia, Le tecniche di trasformazione del metallo, La cosmovisione, Le linee di Nasca, I costumi, Le libagioni, La musica, La guerra, La morte, I preziosi – si snoda lungo l’intera storia delle civiltà dell’oro ed offre una ricca panoramica delle culture precolombiane che sono fiorite in Perù dal 1500 a.C. fino all’arrivo degli Spagnoli nel 1532. Un viaggio attraverso gli aspetti inconsueti e meno conosciuti di questi popoli, con la ricostruzione dell’ambiente, dei miti e dei riti alla base del contesto socio-culturale che ha consentito di creare alcuni dei capolavori assoluti dell’arte di tutte le epoche. Il percorso espositivo presenta i vestiti interamente ricoperti d’oro dei sovrani dell’antico Perú, i paraphernalia (coltelli sacrificali, diademi, strumenti musicali, ecc.) utilizzati nei rituali che garantivano l’equilibrio del cosmo e la crescita dei raccolti, gli ornamenti (corone, orecchini, narigueras, collane, pettorali, raffigurazioni di uomini, animali e divinità, ecc.) sempre in oro, che visibilmente mostravano la condizione semidivina dei re, i reperti del corredo funerario (maschere in oro, sculture in terracotta e legno, ecc.), che accompagnavano i morti nel loro viaggio nell’Inframondo. In questo contesto si troverà anche una mummia, concessa in prestito in via del tutto eccezionale. Grazie alla maestosità ed alla straordinaria bellezza dei reperti esposti, il pubblico avrà un’occasione unica per scoprire la spiritualità dei popoli dell’antico Perù, fondata su religioni che permeavano ogni aspetto della vita quotidiana e che garantivano un continuo rapporto con le divinità del Cielo, della Terra e dell’Inframondo e coi mondi “altri” che custodivano gli “alter ego” di tutte le cose animate ed inanimate e la conoscenza del passato e del futuro. Partenza alle ore 8 dalla GAM (c.so Galileo Ferraris). Rientro in serata. Max 15 partecipanti.


  Goya e il mondo moderno, Pal. Reale - Milano
  17 aprile 2010
PARTENZA DA TORINO. 14 posti disponibili. La mostra, attraverso più di 180 opere tra dipinti, incisioni e disegni, ricostruisce la relazione tra Goya ed altri celebri artisti che hanno segnato il percorso dell'arte degli ultimi due secoli: da Delacroix a Klee, da David a Kokoschka, da Victor Hugo a Miró, da Klinger a Picasso, da Nolde a Bacon, da Kirchner a Pollock, da Guttuso a de Kooning. Partendo dall’analisi delle tematiche care al pittore aragonese ‐ l’immagine della nuova società, l’espressione della soggettività, la reazione gestuale, la violenza ‐ la rassegna propone un inedito e stimolante confronto tra Goya ed il mondo moderno, di cui il pittore è stato anticipatore e testimone, come uomo ed artista. L’influenza di Goya sull’arte e la cultura contemporanea è confermata dalla storiografia tradizionale che definisce l’opera dell'artista come un punto di riferimento per i movimenti stilistici che hanno contribuito a definire l’arte del XIX e del XX secolo: Impressionismo, Simbolismo, Espressionismo, Surrealismo. La presenza dell’irrazionalità, l’importanza del corpo, il terrore, la costanza della paura, sono solo alcuni degli aspetti della nuova società su cui quadri, disegni ed incisioni di Goya proiettano una luce intensa e riconoscibile. Non sono pochi gli artisti che, direttamente e non, hanno trasformato la pittura di Goya in un punto di riferimento concettuale ed estetico facendo propri i racconti e le pennellate avvolgenti. Il percorso espositivo si articola attraverso tre filoni tematici che presentano le opere di Goya accanto a quelle di alcuni fra i più influenti artisti del secolo moderno. In primo luogo, viene proposta un’analisi dell’immagine della nuova società, muovendo dal fallimento della struttura politica dell'Antico Regime, per arrivare allo sviluppo industriale ed alla nascita di nuovi collettivi sociali in cui l’individuo afferma la propria soggettività. In seconda istanza, la mostra vuole dar conto della reazione dell'individuo al nuovo stile di vita, attraverso la riproduzione di espressioni forti e contrastanti con gli stereotipi comportamentali tradizionali. La rassegna infine presenta una visione della violenza e del terrore, come i tratti più negativi della nuova società, che prendono vita sulle tele con colori e rappresentazioni cupe e intense. La mostra è organizzata in cinque sezioni: 1. Il lavoro del tempo. I ritratti, dove ritratti e autoritratti danno conto della rinnovata analisi della soggettività, come portato della società moderna (Goya qui si confronta con David, Delacroix, Soutine); 2. La vita di tutti i giorni, con opere che mostrano le conseguenze e le derivazioni di questa nuova società nella vita di tutti i giorni (qui le opere di Goya dialogano con quelle di Daumier, Grosz, Kirchner, Victor Hugo); 3. Comico e grottesco, che intende illustrare il mondo moderno mostrandone gli aspetti più assurdi, seguendo una delle chiavi di lettura preferite dal grande pittore spagnolo (le incisioni di Goya qui anticipano le opere di Miró, Picasso, Klee); 4. La violenza, in cui le rappresentazioni della guerra e delle sue drammatiche conseguenze intendono esplorare l'aspetto più nero e terribile della trasformazione della società (le crude immagini di Goya qui si accompagnano a Music, Dalì, Guttuso, Picasso); 5. Il grido chiude il cerchio, restituendo i volti di quella soggettività ammirata nella prima sezione della mostra, ormai deformati dal terrore, ridotti ad una lontana parvenza di quel che furono (Pollock, Kiefer, Bacon, Saura qui mostrano di aver raccolto l’eredità del pittore spagnolo). La mostra La rassegna di Palazzo Reale rappresenta un'operazione imponente, che coinvolge 62 enti prestatori di 15 Paesi diversi, tra privati e Musei internazionali. Oltre a quelle di Goya, saranno esposte opere di altri 45 artisti per un totale di 184 pezzi. La mostra offrirà al pubblico una grande varietà di capolavori: l’Autoritratto di Goya dal Prado e quello di Delacroix dagli Uffizi, lo splendido ritratto di Asensio Juliá dal Museo Thyssen Bornemisza, le raffigurazioni del Re Carlo IV e della Regina Maria Luisa di Parma dall’Archivio Generale delle Indie di Siviglia, realizzati da Goya grazie al suo incarico di ritrattista di corte in dialogo con la splendida Mujer con mantilla di Pablo Picasso dal Museu Picasso di Barcellona. Accanto ai ritratti, suggestive rappresentazioni di vita quotidiana come L’arrotino dal Museo di Belle Arti di Budapest o La lattaia di Bordeaux dal Prado, ma anche le famosissime incisioni dell’artista spagnolo provenienti dalla Biblioteca Nazionale di Madrid che anticipano le atmosfere grottesche di Circus Trio di Georges Rouault dalla Phillips Collection di Washington, Lampo nero di Paul Klee dalla collezione Surroca di Barcellona e Donna e uccelli nella notte di Joan Miró dalla Fondació Joan Miró. Sarà possibile apprezzare i celeberrimi toni cupi di Goya nelle opere la Decollazione ed Il rogo, accanto ai violenti Madre con bambino morto di Picasso dal Centro de Arte Reina Sofía di Madrid e Trionfo della morte di Renato Guttuso dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. La mostra chiuderà con opere di forte impatto emotivo: tra le altre, Cristo nell’orto degli ulivi, di Goya, il gigantesco La grande moltitudine 1963, di Antonio Saura, dipinto di oltre cinque metri dal Centro de Arte Reina Sofía, Pittura A di Jackson Pollock dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Tre studi per un ritratto di Peter Bear di Francis Bacon della Collezione Juan Abelló e Red Man with Moustache di Willem de Kooning, dal Museo Thyssen Bornemisza. Partenza alle ore 9,30 dalla GAM (c.so Galileo Ferraris). Rientro in serata. Max 15 partecipanti.


  Schiele e il suo tempo, Milano - Palazzo Reale
  8 maggio 2010
Partenza alle ore 9,30 dalla GAM (c.so Galileo Ferraris). Rientro in serata. Max 15 partecipanti.


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Adelinda Allegretti: storico dell'Arte, giornalista, curator di eventi espositivi - CREDITS