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 La Grande Onda. Omaggio ad Hokusai
 Mostra collettiva internazionale a tema

  Mu.MA Galata Museo del Mare, Genova
  12 gennaio-17 febbraio 2013
Artisti selezionati: Livia Balu (CH-Svizzera), Emanuela Battista (I), Ettore Battista (I), Raffaella Benetti (I), Eléonore Bernair (B-Belgio), Sergio Boldrin (I), Franco Bratta (I), Philippe Bruneteau (F-Francia), Regina Bucher (D-Germania), Agnese Cabano (I), Virginia Cafiero (I), LeoNilde Carabba (I), Fabio Castagna (I), Enrico Challier (I), Conte (I), Laurence Courto (F-Francia), Luigia Cuttin (I), Corrado de Ceglia (I), Elisa Donetti (I), Marianne Emmenegger (D-Germania), Kenneth Engblom (S-Svezia), Beniamino Fabiano (I), Maria Fatjó Parés (E-Spagna), Sergio Fava (I), Feofeo (I), Monica Frisone (I), Annamaria Gagliardi (I), Anna Gatto (I), Alessio Gessati (I), Marco Giovanni Gianolio (I), Paolo Ielli (I), Antonella Iovinella (I), Iukàri (I), Nadia Larosa (I), Lorella Lion (I), Maria A. Listur (RA-Argentina), Cristina Mantisi (I), Serafina Marranghino (I), Mauro Martin (I), Paola Mascherin (I), Mira Maria Meiler (A-Austria), Claudia Melotti (I), Nika! (PL-Polonia), Rosanna Orsini (I), Lucia Pasini (I), Mario Pasqualotto (E-Spagna), Amedeo Pedaletti (I), Gianmario Quagliotto (I), Lorenzo Quinn (I), Mariella Relini (I), Brigitta Rossetti (I), Maria Cristina Sammarco Pennetier (I), Matteo Seghezza (I), Martin Sendlak-Rinkwitz (D-Germania), Elisabetta Serafini (I), Patrizia Simonetti (I), Nancy Sofia (I), Mariagrazia Stoppa (I), Laura Tarabocchia (I), Roberto Tigelli (I), Elisa Traverso Lacchini (I), Laura Venturi (I), Elena Verri (I)

La mostra è patrocinata dal Comune di Genova e dal Municipio I Genova Centro Est

LA DATA DI CHIUSURA E' STATA POSTICIPATA AL 17 FEBBRAIO

Dal testo in catalogo:
Un capolavoro è tale se, nonostante la distanza temporale e geografica che lo hanno prodotto, è in grado non solo di trasmettere valori culturali ed etici, ma continua a stimolare il pensiero di uomini che in tal modo lo reinterpretano infondendogli nuova linfa ed arricchendolo di inaspettati e moderni punti di vista. È questo il punto di partenza della mostra, che prende le mosse da La Grande Onda, capolavoro indiscusso del Maestro di Edo e dell’arte giapponese di tutti i tempi, conosciuto, copiato, imitato in tutto il mondo. Opera assolutamente attuale, la cui forza vitale riesce ancora oggi a spronare l’intelletto e la fantasia di artisti di estrazioni geografica e culturale molto diverse tra loro, come solo un’icona riesce a fare.
Ho chiesto ad oltre 60 artisti di confrontarsi con Hokusai, con la sua immensa onda che ha attraversato i secoli, e ne è scaturita una mostra a mio avviso stimolante, variegata, e che spero il pubblico possa vedere con i miei stessi occhi, attraverso continui input che la rendono adatta, seppur con piani di lettura diversi, sia a visitatori adulti che a bambini.
Anche la scelta dello spazio espositivo non è certamente stata casuale: quale realtà, meglio di Galata Museo del Mare, avrebbe potuto accogliere tanta massa d’acqua? E le sue Rampe, attraverso cui si snoda la mostra salendo fino alla terrazza panoramica che abbraccia l’intero porto e la città di Genova, sembrano fare il verso alla cresta impetuosa dell’onda.
Ma come hanno letto tale capolavoro i numerosi artisti selezionati? Tengo a sottolineare che, come sempre, ho lasciato loro carta bianca, indirizzandoli verso i due concetti principali da sempre ad essa riconducibili, ovvero l’inarrestabile forza della Natura, quindi il mare come portatore al contempo di vita (in quanto acqua), ma anche di morte (il dramma dei nubifragi,
dell’affogare).
La mostra “è” la loro risposta.
Mi piace iniziare con l’aspetto più positivo, dell’acqua che infonde vita e sostentamento. È estremamente poetica, in questo senso, l’opera di Brigitta Rossetti, che nel suo Untitled (2011) interpreta l’acqua come una sostanza liquida amniotica, a circondare il feto durante la gestazione. La sua tela, infatti, è parte integrante di un ciclo di lavori raccolti sotto il titolo di “Enlight the Miracle”, grazie al quale il suo essere madre si interroga su qualcosa di infinitamente bello e misterioso che accompagna l’uomo da sempre, ovvero quella impalpabile ed inafferrabile scintilla di vita che solo l’elemento acquatico può crescere e nutrire. Scintilla che ritroviamo nell’opera di Marianne Emmenegger dal titolo Pittura 99 (2012), in cui le striature che attraversano diagonalmente la tela, oltre a richiamare alla mente la schiuma del mare, sono altresì paragonabili ad una delle forme di vita più semplici che lo abita, l’ameba, il cui lungo corpo filamentoso in continuo movimento le permette al contempo di muoversi e nutrirsi. Nella sua seconda opera, semplicemente Pittura 97, coeva alla prima, si sofferma invece su una visione più pacata e rilassata, in cui solo la pennellata, ora più compatta ora più fluida, permette di distinguere il mare dal cielo.
L’opera di Laura Tarabocchia, Astrattismo di una barca a vela di bolina (2006), di primo acchito così lontana da un qualsiasi evidente richiamo all’atto di donare la vita, a mio avviso invece ne è intrisa. Ottenuta schizzando dapprima colore ad olio sull’acqua, quindi “disegnando”, ovvero indirizzandone i movimenti sulla sua superficie, e per finire lasciando che la carta ne assorba le peripezie, l’artista ottiene opere uniche ed irripetibili, in cui la casualità e la gestualità si dividono, a pari merito, l’immagine creata.
Cambia solo apparentemente la prospettiva data da Monica Frisone con la sua tela raffigurante Anadiomene e Rodos (2012). La prima, appellativo greco per individuare la Venere nascente dal mare, si muove all’unisono con Rodos, nome della figlia generata col suo stesso padre, Poseidone. È espressione vitale, ma anche sensuale e lussuriosa dell’acqua, che si ritrova nelle opere di Annamaria Gagliardi. Sia in Acqua (1992) che in Finestate (2010), infatti, la figura femminile accoglie l’onda ora con sorpresa ora con piacere ed accettazione. In fondo, anche nell’installazione Acquadimare (2008) le conchiglie, simbolo di abbondanza ed esse stesse abitanti dei mari, si adagiano sulle sinuose increspature di un tessuto blu.
Anche nell’opera di Agnese Cabano Omaggio a Hokusai (2012) torna la figura femminile ad assecondare l’onda, che però si trasforma in una mano dalle lunghe unghie laccate di rosso, in una duplice chiave di lettura che spazia dalla lussuria all’aggressività.
C’è poi in Elisa Donetti una visione più ingenua e romantica del mare, che peraltro ben si lega al suo stile fresco e leggero. In Seguo la rotta del cuore (2012) e Ritrovo il mio cuore, dell’anno precedente, le onde si trasformano in allegri compagni di viaggio, pronte ad indicare la giusta direzione, e persino in Navigo in acque agitate (2012) non vi è traccia di drammaticità, come pure nell’opera di Maria Fatjó Parés, Yatch race III (2012). Qui le onde accompagnano piacevolmente una regata in mare aperto, e se ci fosse un sottofondo sonoro sarebbe dettato dalle allegre risate delle due giovani donne. La stessa visione giocosa compare nell’opera di Fabio Castagna, Onda su onda (2012). Un surfista la cavalca con disinvoltura, una canoa le va incontro, e persino un nuotatore la attraversa, mentre un pescatore continua, imperturbato, la sua attività.
Allegria contagiosa ed empatia ritornano nelle opere di Elena Verri. In Musa Oceana (2008) la figura femminile abbraccia un enorme pesce e volteggia leggera sull’onda, che ben lontana dal travolgerla, al contrario la solleva e la trasporta. Lo stesso accade alla Barca dei possibili dell’anno precedente, in cui l’uomo sembra essere, più che un tradizionale pescatore dotato di canna e rete, un uomo di mare che attira a sé i pesci, quasi a voler fare con essi un giro in barca prima di lasciarli nuovamente nuotare nel loro habitat naturale.
Delicata e poetica anche l’opera di Paola Mascherin dal titolo Under the sea (2012). È l’immagine calma e rilassata di una giovane, impossibile definirne l’età, che trattenendo il respiro si lascia letteralmente cullare dalle onde soprastanti, in un sereno connubio con l’elemento acquatico. Un’opera rasserenante, impreziosita dalle sapienti pennellate che alludono alla capacità dell’acqua di scomporre e rifrangere il colore in una miriade di sfumature.
Certamente le numerose specie che Ettore Battista, ovviamente prendendo spunto da un’iconografia ben nota da mosaici originali romani, inserisce nel suo Vite marine (2012), non sembrano curarsi affatto di ciò che accade sulla superficie del mare. È la vita che pullula e che le profondità marine portano con sé e custodiscono. L’azzurro fa da naturale sfondo alla ricchezza delle specie, abilmente resa dall’incastro di tessere di distinti legni. Certamente neppure il capodoglio di Apnea sorniona (2012) di Gianmario Quagliotto sembra curarsi troppo dell’onda che giganteggia al di sopra della sua testa, e lo stesso accade nei coevi Preludio alla quiete e Fluttuanti equilibri, in cui gli uccelli semplicemente si tengono alla larga dal mare agitato. Altra opera di intenso lirismo è l’installazione di Mario Pasqualotto dal titolo Tot està en la teva mirada (2007). Tutto sta nel nostro sguardo, quindi. Ed è proprio questa la prerogativa che ci può spingere ad identificare in sacchetti di plastica un enorme banco di pesci che nuota verso un’unica direzione, che ci piace accomunare ad un’opera più tradizionale, quale Girotondo nel blu (2012) di Mariella Relini. Qui, tuttavia, la tela si arricchisce di una valenza ecologica, dato che se è vero che il pericolo non è certo dato dall’onda, va però sottolineata l’incombente minaccia costituita dalle reti dei pescatori. La sua seconda opera selezionata, Mare segreto (2012), di contro, non si carica di valenze critiche; piuttosto si sofferma su una visione più romantica del mare, di ciò che custodisce nei suoi fondali o che trasporta con i suoi moti continui.
La tematica più prettamente ecologica torna anche nell’opera di Claudia Melotti dal titolo Mare Nostrum (2012) dove, se da un lato l’aspetto ludico è ben evidente grazie al volto che il legno ci rimanda, dall’altro il ferro arrugginito dei chiodi che gli trafiggono lo sguardo e l’incessante scritta che diventa un groviglio di segni/increspature del mare non possono non rimandare ad un più ampio discorso di tutela, rivolto in particolar modo al Mar Mediterraneo, il Mare Nostrum romano per antonomasia. Appello che ritorna in Contamination (2012) di Laura Venturi, la cui onda sovrasta un fondale fin troppo ricco di segreti, che altro non sono che gli avanzi di una società tutt’altro che civile che tratta un’imprescindibile fonte di vita umana come niente più che una discarica.
È proprio, semplicemente, una questione di equilibri, una sorta
di leit-motiv che accompagna la mostra: laddove regnano armonia e rispetto, allora uomo e natura convivono in perfetto equilibrio, ma se questo viene ad infrangersi o a mancare, si salvi chi può. Ed allora le scappatoie sono d’obbligo: Alessio Gessati, con la sua Via di fuga (2012) ironicamente individua una possibile strategia per difendersi dall’imponente minaccia che avanza, decisa e fragorosa, da lontano. L’ironia torna imperante nel lavoro di Martin Sendlak-Rinkwitz, In expectation of a stormy day at Blackpool (2012), in cui l’onda e le sue
conseguenze vengono evocate nel titolo, ma in realtà l’attesa
lascia spazio alla rilassante nuotata, in uno spazio chiuso in
cui, neanche a dirlo, lo tsunami non si verificherà mai. Anche
in Oltre l’onda (2012) di Amedeo Pedaletti si gioca una buona dose di ironia, divenendo l’opera un alibi per poter unire, da un lato, origami e Manga quali aspetti salienti della medesima cultura, ma dall’altro per trasformare l’onda in un gigantesco muro d’acqua che travolge ed annienta la cultura che l’ha generata. Ne rimane assolutamente imperturbato il piccolo personaggio in basso al centro. Mi piace pensare ad Hokusai, che dal suo essere grigio e quindi fuori dal tempo, sopravvivrà, forse proprio grazie alla sua onda, alle mode del momento, rimanendo imperturbabile baluardo della grande civiltà che lo ha prodotto.
Molti degli artisti selezionati, quindi, non hanno affatto attribuito all’onda di Hokusai una valenza negativa o pericolosa. Nelle opere di Eléonore Bernair, tutte rigorosamente Senza titolo ed eseguite la prima nel 2009 e le altre due nel corso del 2012, l’onda diviene il pretesto per inneggiare alla bellezza dell’universo. Con uno straordinario virtuosismo tecnico l’artista belga riesce a rendere lo scintillio dell’acqua, la sua presenza incombente ed al contempo vivifica, il fragore che ne accompagna il moto. Anche l’opera di Maria Cristina Sammarco Pennetier, Magma (2012), lascia intuire il borbottio di un mare che trasuda lava, appena accennata da sapienti tocchi di colore rosso; se non fosse per l’ammonimento insito nel titolo, che funge da vero e proprio campanello d’allarme, faremmo fatica a credere che uno scorcio tanto piacevole in realtà nasconde un pericolo mortale. In Sentieri di mare (2009) di Roberto Tigelli torna a sentirsi il fragore dell’acqua. La schiuma tutto avvolge e rende impossibile distinguere nitidamente ciò che la circonda; è la potenza della Natura che appare in tutta la sua grandezza. Meno fragorosa l’Onda (2009) di Corrado de Ceglia, in cui tuttavia l’enorme massa d’acqua, così scaglionata in fasce cromatiche che vanno dall’azzurro al nero, passando attraverso infinite sfumature, certamente non acquieta gli animi. Serafina Marranghino, con Mare forza 5 (2006) allude a tale medesima potenza, ma lo fa evocando con ironia più che descrivendo con verismo: tante piccole vele spiegate sono in balia di onde altissime secondo un linguaggio geometrico-astratto che attenua il dramma ed affida l’interpretazione al raziocinio. Geometrica e concettuale rappresentazione anche per Mariagrazia Stoppa, che con la sua Onda con vortice (2011) dà forma al movimento travolgente del mare.
Onda (2012) di Nancy Sofia torna a rendere alla massa d’acqua la maestosità dell’originale di Hokusai e la drammaticità è simbolicamente sottolineata da una cromia volutamente scura, che sembra non lasciare scampo. Di contro, però, nella sua seconda opera esposta dal titolo Ricordo (2009), l’onda perde di minacciosità ed il tutto si trasforma in un’immagine, impressa ora più nella mente che nella retina, di gioco tra padre e figlio. Sulla sua stessa scia l’opera di Paolo Ielli dal titolo Acqua (2012), un collage di piacevoli immagini-cartolina. Piacevole e
delicata l’opera di Rosanna Orsini, ...veloci in fuga e poi inglobate nel ritmo incessante prepotente del mare (2012), in cui cielo e mare si fondono in un tutt’uno, in un continuo fluire di trasparenze. Sono molte le opere esposte in cui l’arte visiva ben si coniugherebbe con la musica, e questo della Orsini è forse uno dei lavori che più evoca tale connubio. Ai visitatori chiederei, come mai è capitato in tanti anni di curatela, di divertirsi ad associare ad ogni opera, o quasi, una melodia che reputino la più adatta a fruirne in modo più totale e corretto.
Nella prima delle due opere esposte di Mira Maria Meiler, Water energy I (2012), la forza dell’onda torna ad essere distruttiva. La mente corre alla terribile potenza di uno tsunami, che le figure che scappano verso l’entroterra, così minuscole perché nulla possono contro la forza della Natura, non riusciranno ad evitare. L’altro suo lavoro esposto, invece, il coevo Water energy II, sembra fornire un antidoto alla distruzione del primo: l’onda come una mano benefica che offre vita al pianeta. Una bella immagine di ritrovata serenità.
The force of Nature (2011) di Lorenzo Quinn prende invece le mosse dalle paure umane più ancestrali. Per sua stessa ammissione l’opera è frutto dello tsunami che nel 2004 ha colpito le coste della Thailandia. Troppo spesso l’uomo dimentica quanto la Natura sia più potente di lui, ma sono tragedie come questa che tornano a riaccendere la memoria. Gli antichi usavano modellare idoli, più o meno grandi, al fine di non dimenticare che la vita dell’uomo non è affatto nelle sue stesse mani, ma che va affidata a qualcosa di più grande. La sua scultura, pertanto, va interpretata come una Madre Terra accogliente ed al contempo severa, pronta a riportare i suoi figli sulla retta via, con qualsiasi mezzo.
Per Philippe Bruneteau, invece, Vague à lames (1999), a prima vista piacevole rappresentazione tridimensionale dell’onda che tanto diverte i bambini al mare, nasconde delle lamette. È, ancora una volta, un monito contro la superficialità umana nei confronti della Natura. Mai dimenticarne la potenza. Anche l’opera del duo Iukàri, ...dillo tu al mare (2012), è su questa stessa linea, e le onde che sinora abbiamo descritto, talvolta ricche di lirismo, talaltra persino di doni, ora rimangono solo un ricordo. Non vi è modo di sottrarsi alla rabbia della Natura, che si trasforma in assassina senza badare a distinzioni tra buoni e cattivi. Anche ne L’ultimo viaggio (2012) di Cristina Mantisi la nave va verso distruzione certa e morte per tutto l’equipaggio. Vengono alla mente le impietose scene de “La tempesta perfetta”, con l’imbarcazione che va dritta verso il centro della gigantesca onda. Nella sua seconda opera, la coeva La Luna nell’onda, tuttavia, l’artista torna ad essere lirica lasciando che ad immergersi nell’onda sia la perfetta sfera bianca, stavolta quasi baciata dall’acqua. Iconograficamente molto vicina a quest’ultima è Mare (2012) di Antonella Iovinella, in cui però non si accenna ad alcun dramma, ma piuttosto alla bellezza dell’onda quale forma perfetta. È la parte più misteriosa della Natura, la sua essenza geometrica e matematica che pur nell’apparente casualità racchiude in sé un preciso sistema di proporzioni, come accade -un esempio su tutti- nei frattali.
La minaccia torna nell’opera di LeoNilde Carabba, A true surrender it’s a tsunami (2012). La tela, lavorata con colori fluorescenti e fosforescenti, offre tre distinti aspetti di sé a seconda del tipo di luce con cui viene illuminata. Pertanto, se con la luce diurna riflette una stilizzazione dell’onda di Hokusai circoscritta all’interno di un mare/cielo che tutto avvolge, e con la luce Wood i colori si fanno più caldi, al buio l’opera si trasforma in una gigantesca onda blu che, quasi uncinata, si muove nella notte. Nell’opera di Lorella Lion non si può certo parlare di minaccia, ma certamente la rielaborazione intellettuale data dalla lettura del titolo, Moto di caduta libera (2012) e dalla seguente individuazione delle lastre di zinco che rotolano dall’alto contribuiscono, pur nella leggerezza del supporto, a dar vita ad un’immagine di distruzione al rallentatore. Lamiere che ricadono, lente, sorde e pesantissime, sulla superficie marina.
Anche in Climate warming (2009) di Regina Bucher la delicatezza della tecnica di primo acchito inganna l’occhio, che solo in un secondo momento si rende conto del dramma in atto, ed a nulla servirà cercare di sfuggire all’eruzione del vulcano, così come a quell’enorme bolla d’acqua in procinto di esplodere. Certo questo dell’innalzamento della temperatura del pianeta è una realtà tutta contemporanea, ma ben si sposa con la visione più drammatica dell’onda di Hokusai. E, se di Apocalisse si tratta, lo stesso discorso valga per la seconda opera esposta, If the oceans running dry (2010), in un vero e proprio dittico di morte e distruzione, per quanto velate da una tecnica decisamente raffinata.
Ne La grande onda (2012) di Franco Bratta l’onda raggiunge una città. L’acqua la invade sommergendone strade e grattacieli, e non c’è possibilità di fermarne la corsa. Anche in Drift (2012) di Kenneth Engblom l’onda si fa gigantesca e nera, sbattendo le imbarcazioni verso gli scogli, mentre in Hurricane (2001) di Matteo Seghezza la sua forza vorticosa sembra spaccare in due il mare. L’onda (2012) di Beniamino Fabiano mostra un adulto che si muove con due ragazzi verso la fine di un molo, sul quale si infrange un muro d’acqua. Ma è la tecnica adottata, ovvero l’atto di incidere una lamiera di alluminio con una lama da bisturi, a sottolineare maggiormente il senso di pericolo. Per Sergio Boldrin, invece, la basilica di San Marco, dall’alto della cresta della sua Onda lenta (2012), travolgerà e distruggerà Venezia sotto lo sguardo incurante della luna.
In Difficoltà (2012) di Marco Giovanni Gianolio, un surfista fa da sfondo ad un uccello palmato che nuota in primo piano, nell’acqua alta. A modo loro, sia l’uomo che l’animale, devono lottare per rimanere a galla. È un’allegoria delle difficoltà della vita, che riguarda tutti noi. Una grande lezione di rispetto.
Da una tragedia come quella che ha colpito le coste thailandesi può nascere una rinnovata dimensione umana: è così che mi piace leggere Meditazione e inondazione (2011) di Conte. Ed è una chiave di lettura che ben si lega anche a Meditazione (2012) di Luigia Cuttin. L’onda che si ripiega su se stessa rimanda all’immagine dell’uomo, la cui chiusura diventa sinonimo di meditazione e preghiera, ovvero la chiusura agli stimoli esterni per meglio veicolare un sentire interiore, intimo.
Ma c’è anche l’onda intesa come moto dell’anima. tucontemplinell’infinitosvolgersidell’ondal’animatua
(2012) è il titolo che Enrico Challier ha attribuito alla sua raffinatissima scultura, in cui una giovane donna si fa personificazione dell’onda, avvolta com’è nel suo abito azzurro e con i capelli lunghi e fluenti che si muovono verso l’alto, a ricordare il movimento flessuoso del mare.
Ci stiamo lentamente spostando verso una dimensione sempre
più intima. In Rifrangenze (2012) di Feofeo si è completamente perso ogni legame con la rappresentazione mimetica, ma è evidente che il vero soggetto dell’opera sia un guizzo vitale. Le spatolate si rincorrono sulla tela e la mente va alla luce quasi accecante della superficie dell’acqua. La rifrangenza, quindi, fa muovere l’occhio da una parte all’altra della superficie -tela o mare a questo punto non importa, essendo la prima divenuta simbolo del secondo- ed inevitabilmente lo spettatore si spinge alla ricerca di un appiglio, ormai più interiore che fisico.
Anche per l’opera di Anna Gatto, Il mio mare (2010), appunto, la ridondanza di materiale, il movimento del colore sulla superficie lignea e le numerose increspature che ne derivano si trasformano in una visione assolutamente personale dell’elemento acquatico, come se quel “suo” mare fosse in realtà un autoritratto. Ed un discorso analogo lo si ritrova in Onde (2011) di Nadia Larosa, laddove il movimento lento e circolare della superficie diviene anche sinonimo di un pensiero in continuo divenire. Ed anche per Mauro Martin il capolavoro giapponese viene visto come un’attitudine intellettuale: Un mare di pensieri (2012) simbolicamente ottenuto con la lenta e metodica tecnica della sovrapposizione di strati pittorici, una velatura dietro l’altra, come a voler incanalare il processo intellettivo, domando la furia impetuosa e non a caso lasciando coincidere il punto di fuoco con una forma triangolare, cromaticamente e strutturalmente compatta e ben salda.
Veri e propri paesaggi interiori sono le due opere Senza titolo del 2011 di Lucia Pasini, in cui ormai non c’è alcun appiglio alla realtà, ma ai soli colori è dato il compito di evocare “altro”, e ciò può accadere solo nel momento in cui abbattiamo le nostre difese razionali e ci lasciamo coinvolgere emotivamente. Perché, ormai lo abbiamo capito, La Grande Onda di Hokusai è anche irrazionalità, che torna in Quasi fosse un’onda - Entusiasmo (2010) di Sergio Fava, in cui la forma lascia il posto ad un’eplosione di colore che si svincola anche dai consueti timbri di azzurro, ad evocare un’ondata di emozioni, più che di un’onda reale. Anche nelle opere di Virginia Cafiero si verifica uno scarto, stavolta più intellettuale, tra la rappresentazione mimetica ed una sua rielaborazione a posteriori. Trasparenze, questo il titolo della serie eseguita nel 2004 cui i due lavori appartengono, evocano solo nel movimento dei frammenti di carta l’idea dell’onda, ma il fatto di essere eseguite interamente a mano dall’artista, che con cura ha ottenuto il prezioso -ormai è il caso di definirlo tale- supporto infondendogli peraltro il colore grazie all’inserto ora di geranio (il Pelargonium degli erboristi) ora il lentisco (Pistacia Lentiscus), sottintendono la volontà di rendere omaggio alla cultura giapponese, al suo utilizzo variegato della carta, dagli origami al Shodo, all’Ukiyo-e.
Assolutamente fuori dagli schemi l’omaggio che Raffaella Benetti ha reso ad Hokusai. Seduto su libri e spartiti, l’uomo spinge lo sguardo lontano. Gli spartiti sono tratti dalla sinfonia “Le mer” del compositore francese Claude Debussy, che certo si ispirò al Meastro di Edo, tanto che la copertina della prima edizione della composizione, datata 1905, riportava proprio una riproduzione de La Grande Onda. Librarsi, questo il titolo della scultura del 2007, raffigura quindi l’elevazione umana, intesa come status fisico, spirituale ed intellettuale, grazie alle Arti (liberali vorrei aggiungere, quindi nel senso più ampio di cultura e conoscenza).
Davanti alle opere di Nika! la musica torna a creare miriadi di suggestioni, rapidamente fissate sulla tela. Lunghezza d’onda (2012), ma anche le coeve Onde calde ed Onde mondi sono frutto della stimolazione dei sensi, primo tra tutti l’udito, che prende poi forma sulla tela grazie alle pennellate, ora fluide ora più dense. È la grande lezione di Kandinsky che ha spalancato alla pittura le porte di quel brodo amniotico che è l’umana coscienza.
Moti lenti e guizzi improvvisi animano le opere di Laurence
Courto
. Artista sempre più raffinata, sia nella ricerca cromatica che del segno, che qui raggiunge livelli di straordinario lirismo. In Costellazione del mare (2012), e non a caso il titolo è già un ossimoro teso a scardinare le certezze del visitatore, lo sguardo è risucchiato verso il punto più interno ed ancestrale del dipinto, mentre nel coevo Giona, nel flusso e riflusso c’è il respiro dell’intero Universo. Una visione squisitamente interiore la sua, in cui una dimensione metafisica nella sua accezione più letterale ed arcaica del termine travalica i confini retinei per spalancare ad un mondo di puro spirito. Tra il cielo e il mare, anch’esso del 2012, ne è una riprova: tra cielo e mare, infatti
c’è tutto un infinito inetichettabile, ma più vero del vero. Anche Unicorn’s wave (2006) di Livia Balu va in questa direzione, e se l’azzurro basta ad evocare l’idea dell’onda, il resto del titolo la arricchisce di valenze alchemiche ed ancestrali. Tempesta prima della quiete (2012) di Patrizia Simonetti continua tale visione ormai tutta interiore. Nonostante il titolo, l’opera esprime una siffatta leggerezza cromatica e segnica che, oltre a ben sposarsi col tipo di supporto, esprime appieno il concetto di armonia universale. I toni caldi e freddi si rincorrono e si equilibrano in una sorta di danza senza tempo.
Il grande occhio/onda che Elisabetta Serafini impone alla sua Mareggiata dell’anima (2012) ha anch’esso la valenza di un delicato sguardo interiore, suffragato da una tecnica che esprime anch’essa delicatezza e che la contraddistingue, ovvero l’acquerello su tela. Lo sguardo torna nell’omonima pittura di Elisa Traverso Lacchini, datata al 2012. Una personificazione dell’onda tutta al femminile, in cui si perde ogni senso drammatico e si sottolinea, invece, il ruolo di colei che infonde la vita.
Dentro l’onda (2012) di Maria A. Listur riporta la ricerca verso l’interno. Le increspature che si rincorrono sulla superficie circolare della tela creano dei veri e propri anfratti, dei punti bui in cui la luce -e la ragione- fanno fatica ad entrare. L’onda come un turbinio di massa d’acqua e di emozioni: un moto dirompente che sale dal profondo degli abissi e dell’anima.
A chiudere il nostro percorso una delle opere più liriche dell’intera mostra: Nature revolution (2012), di Emanuela Battista. L’onda è già passata, ha probabilmente travolto navi, città e vite, ma trascinando con sé rottami e relitti, nuova bellezza è sempre lì, pronta a rinascere. Il cerchio si chiude così come era cominciato, con una scintilla di vita.
Adelinda Allegretti

Courtesy Conte:
Rassegna stampa
Allegati
 Invito    Invito    Catalogo    Catalogo    Catalogo    Catalogo  
Opere
Agnese Cabano, Omaggio a Hokusai (2012), olio su tela, cm 42x33 Alessio Gessati, Via di fuga (2012), pastello su carta, cm 50x70 Amedeo Pedaletti, Oltre l'onda (2012), olio su tela, cm 70x50
Annamaria Gagliardi, Acquadimare (2008), conchiglie, tessuti, plastica, cm 200x100x40 Annamaria Gagliardi, Acqua (1992), olio su tela e tavola, cm 70x150 Annamaria Gagliardi, Finestate (2010), olio su tela e tavola, cm 111x70,5
Anna Gatto, Il mio mare (2010), olio su legno, cm 92x53 Antonella Iovinella, Mare (2012), grafica digitale su carta, cm 47x31 Beniamino Fabiano, L'onda (2012), incisione con lama da bisturi su lamiera di alluminio preverniciata di nero, cm 40x30
Brigitta Rossetti, Untitled (2011), smalti su pvc applicato su tela, cm 50x70 Conte, Meditazione e inondazione (2011), tecnica mista su tela, cm 120x100 Corrado de Ceglia, Onda (2009), olio su tela applicata su tavola, cm 100x60
Cristina Mantisi, L'ultimo viaggio (2012), grafica digitale su tela, cm 70x50 Cristina Mantisi, La luna nell'onda (2012), grafica digitale su tela, cm 67x50 Eléonore Bernair, Senza titolo (2009), tecnica mista su tela di lino, cm 130x100
Eléonore Bernair, Senza titolo (2012), tecnica mista su tela di lino, cm 130x100 Eléonore Bernair, Senza titolo (2012), tecnica mista su tela di lino, cm 130x100 b Elena Verri, Barca dei possibili (2007), ceramica raku e ferro, cm 60x35x110
Elena Verri, Musa Oceana (2008), ceramica raku e ferro, cm 50x18x145 Elisabetta Serafini, Mareggiata dell'anima (2012), acquerello su tela, cm 50x50 Elisa Donetti, Navigo in acque agitate (2012), tecnica mista su tela, cm 60x70
Elisa Donetti, Ritrovo il mio cuore (2011), tecnica mista su tela, cm 60x60 Elisa Donetti, Seguo la rotta del cuore (2012), tecnica mista su tela, cm 100x50 Elisa Traverso Lacchini, Lo sguardo (2012), tecnica mista su tela, cm 80x80
Emanuela Battista, Nature revolution (2012), porcellana, rame, legno marino, cm 100x15x25 Enrico Challier, tucontemplinell'infinitosvolgersidell'ondal'animatua (2012), legno, cm 67x39x200 Ettore Battista, Vite marine (2010), mosaico in legno di mogano, noce, pastiglia azzurra, cm 86,5x86,5
Fabio Castagna, Onda su onda (2012), tecnica mista su tela, cm 100x80 Feofeo, Rifrangenze (2012), tecnica mista su tela, cm 120x80 Franco Bratta, La grande onda (2012), tecnica mista su legno, cm 100x100
Gianmario Quagliotto, Apnea sorniona (2012), olio su tela, cm 190x150 Gianmario Quagliotto, Fluttuanti equilibri (2012), olio su tela, cm 200x150 Gianmario Quagliotto, Preludio alla quiete (2012), olio su tela, cm 140x100
Iukàri, ...dillo tu al mare (2012), tecnica mista su tela, cm 70x70 Kenneth Engblom, Drift (2012), tecnica mista su tela, cm 49x100 Laura Tarabocchia, Astrattismo di una barca a vela di bolina (2006), olio schizzato e disegnato sull'acqua, assorbito su carta, cm 38x58
Laura Venturi, Contamination (2012), tecnica mista su tela, cm 100x100 Laurence Courto, Costellazione del mare (2012), inchiostri e carta giapponese su carta vegetale, cm 72x56 Laurence Courto, Giona, nel flusso e riflusso (2012), tecnica mista su tela, cm 116x73
Laurence Courto, Tra il cielo e il mare (2012), tecnica mista su tela, cm 70x100 LeoNilde Carabba, A true surrender it's a tsunami (2012), acrilici, riporti fotografici, fluorescenti, fosforescenti e microsfere di vetri su tela, cm 100x100 Livia Balu, Unicorn's wave (2006), acrilico e inchiostro su juta, cm 35x76
Lorella Lion, Moto di caduta libera (2012), tecnica mista su carta preparata a mano, cm 20x50 Lorenzo Quinn, The force of Nature II (2011), bronzo, alluminio e acciaio inossidabile, cm 92x35x210, ed. di 8+3 prove d'artista Lucia Pasini, Senza titolo (2011), tecnica mista su tela, cm 100x120
Lucia Pasini, Senza titolo (2011), tecnica mista su tela, cm 100x120 b Luigia Cuttin, Meditazione (2012), tecnica mista su tela, cm 50x50 Marco Giovanni Gianolio, Difficoltà (2012), olio su tavola, cm 50x70
Mariagrazia Stoppa, Onda con vortice (2011), gres bianco e spirale in ferro, cm 40x38 Marianne Emmenegger, Pittura 97 (2012), acrilico su tela, cm 70x50 Marianne Emmenegger, Pittura 99 (2012), acrilico su tela, cm 70x50
Maria A. Listur, Dentro l'onda (2012), tecnica mista su tela, diametro cm 60 Maria Cristina Sammarco Pennetier, Magma (2012), olio su lino, cm 70x100 Maria Fatjó Parés, Yatch race III (2012), olio su tela, cm 38x33
Mariella Relini, Girotondo nel blu (2012), tecnica mista su tela, cm 60x60 Mariella Relini, Mare segreto (2012), tecnica mista su tela, cm 70x50 Mario Pasqualotto, Tot està en la teva mirada (2007), ferro, plexiglass, luce, sacchetti di plastica, diametro cm 80
Martin Sendlak-Rinkwitz, In expectation of a stormy day at Blackpool (2012), tecnica mista su tavola, cm 80x80 Matteo Seghezza, Hurricane (2001), olio su tela, cm 60x80 Mauro Martin, Un mare di pensieri (2012), olio su tela, cm 70x50
Mira Maria Meiler, Water energy II (2012), acrilico su tela, cm 90x90 Mira Maria Meiler, Water energy I (2012), acrilico su tela, cm 90x90 Monica Frisone, Anadiomene e Rodos (2012), acrilico su tela, cm 50x70
Nadia Larosa, Onde (2011), tecnica mista su tela, cm 43x33 Nancy Sofia, Onda (2012), olio su tela, cm 60x60 Nancy Sofia, Ricordo (2009), olio su tela, cm 70x100
Nika, Lunghezza d'onda (2012), acrilico su tela, cm 50x70 Nika, Onde calde (2012), acrilico su tela, cm 50x70 Nika, Onde mondi (2012), acrilico su tela, cm 50x60
Paola Mascherin, Under the sea (2012), olio su tela, cm 50x40 Paolo Ielli, Acqua (2012), tecnica mista su tela, cm 60x80 Patrizia Simonetti, Tempesta prima della quiete (2012), tecnica mista su carta, cm 63x50
Philippe Bruneteau, Vague à lames (1999), resina e lamette, cm 60x28x11 Raffaella Benetti, Librarsi (2007), libri, spartiti musicali, bronzo, marmo bianco di Carrara, cm 35x25x45 Regina Bucher, Climate warming (2009), tecnica mista su tela, cm 55x55
Regina Bucher, If the oceans running dry (2010), tecnica mista su tela, cm 55x55 Roberto Tigelli, Sentieri di mare (2009), tecnica mista su tela, cm 80x120 Rosanna Orsini, ...veloci in fuga e poi inglobate nel ritmo incessante prepotente del mare (2012), tecnica mista su tela cm 100x100
Serafina Marranghino, Mare forza 5 (2006), acrilico su tela, cm 100x100 Sergio Boldrin, Onda lenta (2012), olio su tela, cm 60x90 Sergio Fava, Quasi fosse un'onda - Entusiasmo (2010), tecnica mista su carta applicata su legno, cm 100x80
Virginia Cafiero, Trasparenze (2004), carta realizzata a mano con Pelargonium (geranio), acetato, cartone telato, plexiglass, cm 54x74 Virginia Cafiero, Trasparenze (2004), carta realizzata a mano con Pistacia Lentiscus (lentisco), acetato, cartone telato, plexiglass, cm 54x74
Inaugurazione










































































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Adelinda Allegretti: storico dell'Arte, giornalista, curator di eventi espositivi - CREDITS