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 Claude Gilli (F)
 Mostra personale

  AB - Arte Bastia, Milano
  23 maggio - 6 giugno 2009
Sono trascorsi quasi 45 anni dalla sua prima mostra personale a Torino, presso la Galleria Il Punto, e da allora la fama di Claude Gilli (Nizza 1938) ha conquistato mezza Europa, garantendogli un posto nell’Olimpo degli artisti francesi del secondo Novecento. E certo è che la sua ricerca, nota al grande pubblico a partire dalla cosiddetta serie degli Ex voto in avanti, non si è a tutt’oggi fermata, continuando ad identificare Gilli come un esponente di spicco di quell’École de Nice che ha tanto contribuito allo sviluppo della Pop Art francese.
Non è un caso, infatti, che proprio con la serie degli Ex voto egli sia stato recentemente selezionato per l’importante mostra dal titolo “Pop Art 1956-1968” alle Scuderie del Quirinale, in Roma, il cui scopo precipuo era appunto quello di analizzare i punti salienti di uno “stile” che, con il suo linguaggio accattivante e perlopiù scevro di intellettualismi, è riuscito ad unificare Europa e Stati Uniti.
Sulla scia di quanto appena detto, le pin-ups di Gilli vanno lette come uno sviluppo delle bellezze fumettistiche di Roy Lichtenstein o dell’immancabile Marilyn Monroe di Andy Warhol, passando attraverso la patinata quotidianità di Tom Wesselmann. Le donne di Gilli, sempre rigorosamente nude - e guai se così non fosse, proprio in virtù della leggerezza e dell’apparente superficialità che tanto piace agli artisti della Pop Art - e dalla silhouette pronunciata, adorne di collane, bracciali e cavigliere, si offrono allo sguardo divertito ed un po’ voyeuristico di un pubblico eterogeneo, fatto di grandi ma anche di bambini, che riconoscono la loro manualità nella semplicità e nell’immediatezza delle forme. Come spesso accade nella storia dell’arte, comunque, un linguaggio di pronto impatto visivo non sempre corrisponde alla semplicità dell’esecuzione. Nelle opere di Gilli nulla viene lasciato al caso ed ogni particolare, dai petali dei fiori che come un letto accolgono l’ostentato corpo muliebre, alle frutta, quali pere, fichi e fichi d’india che ne contornano il mezzobusto, fino alle penne degli apache, diviene una vera e propria testimonianza di virtuosismo tecnico, soprattutto nelle dimensioni ridotte. Ma esageratamente grande o infinitamente piccolo, nella Pop Art, corrispondono, basti pensare ai lavori di Claes Oldenburg, che ha ingigantito cucchiai, ciliegie, cappelli e schiaccianoci, trasformandoli in oggetti-sculture che sovrastano piazze urbane e parchi pubblici. E questo è, infatti, un altro degli aspetti che caratterizza la ricerca di Gilli, ovvero il dar vita allo stesso soggetto ora in dimensioni molto grandi ora in opere di piccolo formato, quasi tascabili.
Questa mostra di Milano vuole essere un primo passo di riavvicinamento dell’arte di Gilli ad un pubblico, quello italiano, che se bene lo ha accolto all’inizio della sua carriera, per scelte di mercato è passato in secondo piano rispetto a quello francese e belga, che ha permesso all’artista di Nizza di raggiungere importanti quotazioni. Pertanto riaprire le porte della critica e del pubblico sulla recente produzione di Claude Gilli è il nostro intento.
Como, 14 maggio 2009

Adelinda Allegretti

Biografia
Claude Gilli (Nizza, 1938)
Si iscrive all'École des Arts Décoratifs di Nizza nel 1955; nel 1957 tiene le sue prime mostre collettive alla Galerie Longchamp e alla Galerie-Libraire Matarasso della sua città natale, insieme agli amici Albert Chubac e Martial Raysse; gli stessi saranno anche i protagonisti della mostra inaugurale dello spazio Laboratoire 32, aperto a Nizza da Ben Vautier nel 1958: la ricerca pittorica di Gilli è in questo periodo di carattere astratto. Nel 1959 è a Parigi insieme a Raysse; nel 1961 realizza i suoi primi assemblages che chiama ex voto; l'anno successivo conosce Arman e distrugge le sue opere giovanili. Nel 1964 tiene una mostra con Robert Malaval e Bernar Venet alla Galerie A di Nizza, dove espone per la prima volta i risultati della sua nuova ricerca. Nello stesso anno espone nuovamente da Matarasso e alla Galeria l'Œil de Boeuf a Madrid. Nel 1965 tiene la sua prima personale alla Galleria Il Punto di Torino, partecipa al "Salon Comparaison" e al "Salon de la Jeune Peinture" a Parigi; realizza le prime coulées, che caratterizzeranno gli anni successivi. Nel 1966 è per la prima volta con una personale a Parigi, alla Galerie Yvon Lambert, e con una personale a Venezia alla Galleria del Leone, dove espone anche in una collettiva dal titolo "12 Super-Realists". Partecipa alla Biennale di Parigi; l'anno successivo è ancora con una perosnale a Venezia, alla Galleria L'Elefante, mentre nel 1968 il Palais des Beaux-Arts di Bruxelles gli dedica la prima mostra personale in uno spazio pubblico.
Bibliografia: F. Ponge, A. Villers, Dan l'espace de Gilli, Nizza, Galerie Matarasso, 1979; P. Restany, Claude Gilli. La poésie au ras du sol, Galilée, Paris 1982; M. Roudillon, Claude Gilli. Works from 1963-1966, catalogo della mostra, Londra, The Mayor Gallery, 2007.
(tratto da Pop Art 1956-1968, catalogo della mostra, Roma, Scuderie del Quirinale, 2007)

A dispetto della sua presenza costante all'interno delle prime manifestazioni della Pop Art francese e in particolare di quell'École de Nice che ha segnato un capitolo fondamentale nelle vicende del movimento agli inizi degli anni sessanta, Claude Gilli è solo di recente riemerso all'attenzione del pubblico e della critica, attraverso una serie di esposizioni che hanno contribuito a fornire una giusta collocazione storica alla sua opera. Attivo sin dalla seconda metà degli anni cinquanta, Gilli frequenta l'ambiente artistico di Nizza e in particolare stringe amicizia con Martial Raysse, Arman, Ben, punti di riferimento fondamentali per il suo lavoro, che prende dimensione compiuta agli inizi degli anni sessanta. Gilli opera tra pittura, scultura, collage, realizzando opere - che inizialmente definirà come "ex voto" - vicine nello spirito a quelle di Peter Blake, caratterizzate dalla convivenza, nello stesso spazio chiuso di una scatola o di una cornice, di immagini appartenenti alla contemporaneità (ritagli di giornale, ritratti dei divi del momento, oggetti comuni) e a un passato concepito insieme come memoria personale e collettiva (cartoline, fotografie antiche, opere pittoriche di gusto kitsch rinvenibili in ogni ambiente domestico popolare o piccolo borghese del tempo). Il risultato è, come in questo paradigmatico omaggio alla ceramica di Vallauris - anch'essa ormai appartenente al dominio della cultura popolare più triviale -, una sorta di piccolo monumento alla banalità, a quella vita di tutti i giorni che appartiene a tutti e a nessuno, a un immaginario condiviso e guardato con affettuosa ironia. In questa composizione tutti gli elementi sembrano richiamare costantemente il rapporto tra contemporaneità e passato: l'automobile, per esempio, è letta nel ritaglio in alto a destra come proiezione sul futuro, con la forma modernissima del bolide azzurro, mentre in basso a destra appare il particolare di una modella appartenente ai decenni precedenti; le figure femminili rispondono alle stesse intenzioni, scalate tra la nostalgica cartolina d'amore e le pin-ups in basso, più vicine alla contemporaneità, sebbene anch'esse appartenenti a un passato che, in altre opere, verrà sostituito dalle immagini delle vere star cinematografiche del momento. Fondamentale è anche il tema dell'artificio, della presenza sempre più diffusa di una natura costruita industrialmente, rappresentato dalla frutta e dai fiori di plastica, nonché dallo stesso dipinto inserito in alto a sinistra, quasi un suggerimento della doppia natura di quel paesaggio, falso perché dipinto ma anche "falso" come opera d'arte, una imitazione di un dipinto. Questa serie di opere verrà esposta dapprima in alcune collettive in Francia, e poi nella prima personale dell'artista tenutasi alla Galleria Il Punto di Torino nel 1965, cui faranno seguito, l'anno successivo, quelle alla Galerie Labert di Parigi e alla Galleria del Leone, ancora in Italia, a Venezia.
(tratto da Pop Art 1956-1968, catalogo della mostra, Roma, Scuderie del Quirinale, 2007)
Allegati
 Invito  
Opere
Claude Gilli, Bleu (2009), cm 52x70x4 Claude Gilli, Bleu (2009), cm 64x68x5,5 Claude Gilli, Bleu (2009), cm 68x64x5,5
Claude Gilli, Femmes à la mer (2009), cm 142x100x10 Claude Gilli, Femme étendue (2009), cm 142x100x9 Claude Gilli, Femme au miroir (2009), cm 100x11
Claude Gilli, Femme avec des parasols (2009), cm 98x12 Claude Gilli, Femme et cactus (2009), cm 98x10 Claude Gilli, Femme et coquelicots (2009), cm 188x130x9
Claude Gilli, Femme et figues (2009), cm 20x20, multiplo originale in 12 esemplari Claude Gilli, Femme et fruits (2009), cm 98x6,5 Claude Gilli, Femme et fruits (2009), cm 98x6,5 b
Claude Gilli, Femme et tournesols (2009), cm 188x130x9 Claude Gilli, Femme sur coussins (2009), cm 100x149x8 Claude Gilli, Femme sur coussins (2009), cm 142x100x9
Claude Gilli, Paysage (2009), cm 92x72x5,5 Claude Gilli, Peinture dangereuse (2009), cm 60x83x4 Claude Gilli, Peinture dangereuse (2009), cm 75x60x4
Claude Gilli Femme et coquelicots (2009), cm 188x130x9
Inaugurazione












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Adelinda Allegretti: storico dell'Arte, giornalista, curator di eventi espositivi - CREDITS